A cura di Alberto Catalano

L’approvazione dell’accordo Stato/Regioni del Febbraio 2017 ha finalmente messo ordine in tema di ECM, materia nel cui ambito, fino ad oggi, si era andati avanti secondo regole validate solo dalle successive determine della Commissione Nazionale per la Formazione Continua. L’esigenza di una norma articolata e cogente, infatti, era avvertita da tutte le categorie professionali ed in particolare dai medici. 

Il documento identificato con il titolo “La formazione continua nel settore salute” è costituito da 97 articoli suddivisi in sei parti: Principi, Regolatori istituzionali della formazione continua, Diritti e obblighi della formazione continua (articolata in quattro titoli), L’erogazione di formazione continua (articolata in tre titoli e sezioni), Reti informative ECM, Disposizioni transitorie finali.

L’intero corpus dell’accordo dettaglia in modo puntuale ed esaustivo modalità e procedure che regolano l’intera organizzazione e gestione della formazione continua in medicina.

Particolarmente importante per gli operatori del Servizio Sanitario Nazionale è, a nostro parere, l’Articolo 20 che prevede la costituzione della Consulta Nazionale. Infatti in tale ambito sono previste rappresentanze delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale in ambito sanitario, delle società scientifiche e dei provider. Questa presenza dovrà vigilare efficacemente sulla definizione di diritti e doveri, tenendo conto che i dipendenti della Sanità sono costretti ad operare in un contesto molto complesso, se non problematico, e legato ad organici sempre più carenti. Altro risvolto da non sottovalutare è rappresentato dalle implicazioni di carattere economico. Si ricorda che un debito di 50 Crediti annui corrisponde mediamente a circa 50 ore di lavoro. Ben venga, quindi, il Comma 2 dell’Articolo 24 che recita: “È compito dei regolatori nazionali istituzionali del sistema ECM adottare tutte le misure necessarie per rimuovere gli ostacoli di ordine economico, sociale e geografico che limitano di fatto l’accesso alla formazione continua per tutti professionisti sanitari”. Questa norma, in sostanza, impegna gli amministratori del Servizio Sanitario Nazionale a favorire e sostenere l’aggiornamento professionale dei propri dipendenti.

Nel complesso, quindi, la comunità scientifica può sentirsi ragionevolmente soddisfatta per l’approvazione dell’accordo, senza però perdere mai di vista che la Formazione Continua non deve essere vissuta come un obbligo a raccogliere crediti formativi, ma come occasione di crescita culturale e di verifica della qualità delle prestazioni erogate.

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