a cura di Giuseppe Lassandro, Anna Amoruso, Paola Giordano della Clinica Pediatrica “B. Trambusti”, Dipartimento di Scienze Biomediche ed Oncologia Umana, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”

 

Negli ultimi anni i flussi migratori si sono intensificati anche in Italia. La Società Italiana di Pediatria (www.sip.it) ha seguito da vicino l’evoluzione del fenomeno. I minori migranti fuggono, soli o accompagnati, da condizioni di guerra e persecuzione. L’importanza dell’argomento e la necessità di “curare” anche questi bambini scrupolosamente ha spinto la SIP ha dare grande rilievo all’attività di formazione con la realizzazione di un Corso intitolato “Bambini in migrazione. Aspetti pediatrici per l’accoglienza sanitaria”. Gli obiettivi principali del corso sono stati:

  • Fornire, in un’ottica transculturale, le nozioni scientifiche e di pratica clinica relative all’assistenza di questi bambini;
  • Arricchire la “competenza culturale” dei discenti, per quanto riguarda le diverse tipologie di minori migranti presenti in Italia, le più frequenti problematiche socio-sanitarie e le normative italiane/europee relative a ciascuna di queste;
  • Favorire, il prima possibile, l’accesso dei bambini migranti ai percorsi di assistenza socio-sanitaria già presenti nel nostro SSN, permettendo loro un’effettiva integrazione, in un’ottica d’inclusione e d’equità.

Durante la formazione realizzata in sette regioni di “frontiera” (Sicilia, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Calabria, Sardegna e Abruzzo) si è fortemente ribadito che, In questo percorso, il medico e gli operatori sanitari non devono mai agire da soli ma devono “fare rete” con i Centri di Accoglienza e le figure professionali che vi ruotano (assistenti sociali, mediatori familiari, interpreti…).

Sinteticamente i cinque punti salienti che l’operatore sanitario deve sempre tenere bene a mente nella gestione di un minore migrante (generalmente dall’aree africane e medio-orientali) affetto da patologia emorragica congenita sono:

  • Genetica (spesso sono portatori di mutazioni non tipiche alle nostre latitudini che, per esempio, in emofilia possono essere maggiormente predisponenti al rischio di sviluppo dell’inibitore);
  • Stato articolare (trattasi, per lo più, di bambini diagnosticati tardivamente e/o non correttamente curati che presentano già un danno d’organo al quale non siamo più abituati in età pediatrica grazie all’uso della profilassi primaria);
  • Diagnosi (è sempre opportuno confermare la diagnosi: ci potrebbero essere errori nella traduzione dei documenti o nella comprensione dell’interprete; oppure vere e proprie diagnosi errate per la non disponibilità dei test di laboratorio corretti);
  • Infezioni (verificare eventuali infezioni virali, non si ha mai la certezza di quando, quali e quante trasfusioni/infusioni di derivati plasmatici abbiano fatto);
  • Terapia (considerare sempre la possibilità di garantire la continuità terapeutica in arrivo ma anche, in caso, di un possibile rientro).

Per approfondire puoi scaricare le indicazioni della SIP per l’accoglienza sanitaria al minore migrante (anamnesi, visita clinica, indagini): https://www.sip.it/wp-content/uploads/2014/08/indicazioni-minori-migranti.pdf

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