A cura di Anna Chiara Giuffrida e Antonio Coppola

E’ stato recentemente pubblicato su Blood l’articolo “Nonneutralizing antibodies against factor VIII and risk of inhibitor development in severe hemophilia A” (Cannavò et al. Blood 2017; 129: 1245-1250) da parte dello Study Group del SIPPET, che riporta una interessante valutazione condotta nell’ambito di questo studio. L’attenzione si è infatti focalizzata sugli anticorpi anti-FVIII non neutralizzanti (Nonneutralizing Antibodies, NNAs), riscontrati dai dati disponibili in percentuali molto variabili di emofilici (12-54%), ma anche i soggetti sani (2-3%). Nella coorte di emofilici gravi non precedentemente trattati o minimamente esposti ad emocomponenti arruolata nel SIPPET, lo studio si è proposto di valutare la prevalenza di questi anticorpi ‘pre-esistenti’ ad esposizione al FVIII e la correlazione con lo sviluppo di inibitore.

Dei 237 pazienti di cui erano disponibili i campioni (età media 18,3 mesi), 121 randomizzati al trattamento con fattore VIII plasmaderivato e 116 con fattore VIII ricombinante (rFVIII), in un periodo medio di 27 “exposure days”, 71 pazienti hanno sviluppato un inibitore del FVIII, in 48 casi ad alto titolo.

All’arruolamento, in 18 pazienti (7.6%) si sono rilevati NNAs. Rispetto ai pazienti negativi i pazienti con NNAs si caratterizzavano per età più elevata e maggior frequenza di mutazioni non-null, livelli misurabili di FVIII e storia familiare positiva per inibitore anti-FVIII.

Di questi 18 pazienti con NNAs, 7 hanno successivamente sviluppato un inibitore (incidenza cumulativa: 45.4%), in tutti i casi ad alto titolo e nessuno transitorio. Dei 219 pazienti negativi per NNAs, 64 hanno sviluppato un inibitore (incidenza cumulativa del 34%), dei quali 41 (59%) ad alto titolo e 17 transitori (27%).

Ne deriva che i pazienti con NNAs presentano un rischio più elevato di sviluppare un inibitore (stimato dell’83%) rispetto ai pazienti negativi ed ancora più alto (pari a circa 3 volte) che questo inibitore sia ad alto titolo (Figura nel file allegato). Questi dati suggeriscono, pertanto, un potenziale predittore del rischio di inibitore negli emofilici gravi non precedentemente trattati o minimamente esposti a prodotti del sangue.

Bibliografia

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