A cura di Antonio Coppola, Massimo Franchini e Annarita Tagliaferri

 

Che esistano correlazioni tra gli antigeni dei gruppi sanguigni ABO e l’emostasi è oggetto di studi e dimostrato da decenni. E’, infatti, ben noto che gli individui di gruppo non-O (cioè A, B e AB) mostrano livelli plasmatici di fattore von Willebrand (VWF) circa 25% più alti rispetto agli individui di gruppo O (1). Ciò è dovuto al fatto che il VWF esprime gli antigeni ABO che, in relazione al gruppo del soggetto, determinano un differente livello di glicosilazione della molecola, che a sua volta si correla con l’emivita e l’attività di questa glicoproteina (2). Accanto alle numerose osservazioni sulle correlazioni con il rischio tromboembolico (più elevato nei soggetti di gruppo non-O) e con quello emorragico (maggiore in quelli di gruppo O) nella popolazione generale, l’effetto del gruppo ABO sul VWF e, di conseguenza, sull’emivita e clearance del complesso VWF-FVIII, si riflette sulla variabilità della risposta alla desmopressina e della farmacocinetica dei concentrati di FVIII nei pazienti emofilici (3-4). Di recente un gruppo olandese ha segnalato in emofilici di gruppo O un maggior rischio di sottodosaggio della terapia sostitutiva in occasione di interventi chirurgici e, di conseguenza, di complicanze emorragiche perioperatorie rispetto ai pazienti di gruppo non-O (5). Sulla scia di queste osservazioni, abbiamo pensato di valutare se il gruppo ABO fosse implicato anche nella regolazione dell’immunogenicità del FVIII. In uno studio retrospettivo pilota, condotto in una coorte di 209 pazienti emofilici gravi, seguiti nei Centri dell’Emilia Romagna e in quello del Policlinico Federico II di Napoli abbiamo così valutato la possibile correlazione tra gruppo sanguigno e sviluppo di inibitore. Si è così riscontrata una distribuzione significativamente diversa dei gruppi sanguigni ABO tra i pazienti con e senza inibitore, con una maggiore frequenza di determinanti antigenici non-O negli emofilici che hanno sviluppato inibitore rispetto a quelli senza inibitore (71% versus 53%). A ciò corrispondeva una frequenza di inibitore significativamente più elevata nei pazienti di gruppo non-O rispetto a quelli di gruppo O (33.1% vs. 18.2%). La differenza persisteva all’analisi multivariata, che teneva conto del tipo di mutazione F8 e del tipo di concentrato di FVIII utilizzato per la terapia, per cui il gruppo O risultava avere un effetto protettivo, riducendo di circa due volte il rischio di inibitore. Una possibile spiegazione fisiopatologica potrebbe essere legata alla minore emivita del FVIII infuso nei pazienti emofilici O versus non-O, con conseguente minor stimolazione del sistema immunitario.

Alla luce di questi dati, pubblicati di recente (6), abbiamo considerato importante confermare l’effetto protettivo del gruppo O sul rischio di sviluppare inibitore in una coorte di pazienti più ampia e ben studiata per quanto riguarda i possibili fattori correlati ad inibitore (sia legati al paziente che al trattamento), coinvolgendo tutti i Centri AICE. Lo studio, ritenuto di interesse dal Consiglio Direttivo, dopo valutazione della Commissione Studi, è stato, così, presentato alla riunione ristretta di Roma del maggio scorso e, successivamente, sottoposto favorevolmente all’approvazione dei Soci AICE mediante voto online. Il protocollo di studio è stato già approvato dal Comitato Etico del Centro Coordinatore di Mantova e tutti documenti per la sottomissione ai Comitati Etici locali saranno disponibili tra pochi giorni nel nostro sito alla pagina dello studio nell’Area Soci/Progetti in corso. Nei prossimi giorni sarà inviata una Survey dalla Segreteria AICE per valutare l’interesse dei Centri a partecipare: ci auguriamo il più ampio coinvolgimento possibile per confermare con uno studio italiano un dato che può contribuire alle nostre conoscenze sui fattori correlati allo sviluppo di inibitore.

 

Bibliografia

  1. Franchini M, Crestani S, Frattini F, Sissa S, Bonfanti C. ABO blood group and von Willebrand factor: biological implications. Clin Chem Lab Med 2014; 52: 1273-6.
  2. Gallinaro L, Cattini MG, Sztukowska M, et al. A shorter von Willebrand factor survival in O blood group subjects explains how ABO determinants influence plasma von Willebrand factor. Blood. 2008; 111: 3540-5.
  3. Vlot AJ, Mauser-Bunschoten EP, Zarkova AG, Haan E, Kruitwagen CL, Sixma JJ, van den Berg HM. The half-life of infused factor VIII is shorter in hemophiliac patients with blood group O than in those with blood group A. Thromb Haemost 2000; 83: 65-9.
  4. Fischer K, Pendu R, van Schooten CJ, et al. Models for prediction of factor VIII half-life in severe haemophiliacs: distinct approaches for blood group O and non-O patients. PLoS ONE 2009; 4: e6745.
  5. Hazendonk HC, Lock J, Mathôt RA, et al. Perioperative treatment of hemophilia A patients: blood group O patients are at risk of bleeding complications. J Thromb Haemost. 2016; 14: 468-78.
  6. Franchini M, Coppola A, Mengoli C, et al. Blood group O protects against inhibitor development in severe haemophilia A patients. Semin Thromb Haemost 2017; 43: 69-74.

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